Covid-19: sanificazione di strutture non sanitarie - Ambienti, superfici, indumenti, tessuti

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Aggiornamenti significativi in tema di sanificazione di ambienti, superfici, indumenti e tessuti - valide anche in ambiti commerciali – puntualizzazioni sulle tecniche “in sito” (ozono, perossidi, cloro attivo).

Con  la circolare del 22 maggio 2020, n. 17644, il Ministero della Salute ripercorre gli aspetti principali dell’attività di sanificazione di ambienti, superfici, indumenti e tessuti.

Ricordando che per sanificazione si intende il complesso di procedimenti ed operazioni di pulizia e/o disinfezione e mantenimento della buona qualità dell’aria, si rimanda alle news precedenti aggiornate con il rapporto n. 25  del 15 maggio 2020 del Istituto Superiore di Sanità. 

UN passaggio importante è quello che riguarda la sanificazione in ambiente chiuso, evidenziando che “se il posto di lavoro, o l'azienda non sono occupati da almeno 7-10 giorni, per riaprire l'area sarà necessaria solo la normale pulizia ordinaria, poiché il virus che causa COVID-19 non si è dimostrato in grado di sopravvivere su superfici più a lungo di questo tempo neppure in condizioni sperimentali”. Ciò in aggiornamento a quanto già scritto nel protocollo condiviso del 24 aprile.

I due documenti citati delineano lo stato dell'arte in merito a questo delicato aspetto dei protocolli salute e sicurezza.

Gli argomenti trattati sono i seguenti.

  • Valutazione del contesto: tipo di postazione di lavoro, per determinare quali tipi di superfici e materiali sono presenti nell’ambiente, che uso ne viene fatto, con che frequenza gli spazi vengono frequentati e le superfici che vengono toccate. Si puntualizza l'importanza della pulizia e del ricambio d'aria. 

  • Attività di pulizia: la maggior parte delle superfici e degli oggetti necessita solo di una normale pulizia ordinaria, gli interruttori della luce e maniglie delle porte o altre superfici e oggetti frequentemente toccati dovranno essere puliti e disinfettati utilizzando prodotti disinfettanti con azione virucida
  • Prodotti da utilizzare: i cui riferimenti possono essere rinvenuti nel già citato Rapporto n. 25/2020 dell’ISS - I prodotti utilizzati a scopo di disinfezione devono essere autorizzati con azione virucida come PMC o come biocidi dal Ministero della salute, ai sensi della normativa vigente. Si richiama l’importanza di verificare l’efficacia virucida sull’etichetta del prodotto

  •  Tipologie di prodotti consigliati in relazione alle superfici sulle quali intervenire:

Superfici

Principi attivi

Superfici in pietra, metalliche o in vetro escluso il legno

Detergente neutro e disinfettante virucida – sodio ipoclorito 0,1 % o etanolo (alcol etilico) al 70% o altra concentrazione, purché sia specificato virucida

Superfici in legno

Detergente neutro e disinfettante virucida (contro i virus) a base di etanolo (70%) o ammoni quaternari (es. cloruro di benzalconio; DDAC)

Servizi

Pulizia con detergente e disinfezione con disinfettante a base di sodio ipoclorito almeno allo 0.1% sodio ipoclorito

Tessili (es. cotone, lino)

Lavaggio con acqua calda (70°C-90°C) e normale detersivo per bucato; in alternativa: lavaggio a bassa temperatura con candeggina o altri prodotti disinfettanti per il bucato

  • Misure organizzative (definire una procedura, registrare, informare, corretta sequenza delle operazioni ..)
  • Sanificazione di abiti o tessuti A parte tutte le altre indicazioni, si sottolinea la soluzione adottata per la ordinaria sanificazione degli abiti: il vapore secco, al fine di tutelare abiti e tessuti.
  • Tecniche di generazione in situ (con vaporizzazione). Si tratta dell’ozono, del cloro attivo e del perossido d’idrogeno applicati mediante vaporizzazione/aerosolizzazione.

Il Ministero - riducendo la portata del rapporto ISS n. 25/2020, che invece ne disciplina puntualmente le modalità di utilizzo - afferma che “tali procedure di sanificazione non assimilabili a interventi di disinfezione”: si tratta, infatti, di sostanze generate in situ che non sono autorizzate come disinfettanti, e quindi attualmente non possono essere utilizzate in attività di disinfezione”. “Solo al termine di una valutazione eventualmente positiva da parte dell’Autorità sanitaria di idonea documentazione tecnico scientifica che ne dimostri l'efficacia e la sicurezza, si potranno definire sostanze disinfettanti e si potranno autorizzare sistemi di generazione in-situ”.
Da rilevare che, nonostante tale posizione preclusiva (anche sul versante dei rischi nell’uso di queste sostanze), poi la circolare ne disciplina l’uso, affermando che “tali procedure possono essere utilizzate per finalità di sanificazione, intesa in questo caso come il complesso di procedimenti e operazioni atti a rendere sani determinati ambienti mediante la pulizia e il controllo e il miglioramento della qualità dell’aria” (quindi in una accezione differente da quella di sanificazione, che comprende, oltre la pulizia, anche la disinfezione, azione assente nelle procedure in esame).


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