PIL Italia al +6,3% nel 2021 e + 4% nel 2022 (Prometeia)

Rapporto di previsione Prometeia.

Dopo la caduta senza precedenti osservata nel 2020, l’economia italiana registra un poderoso rimbalzo con una previsione di crescita del PIL a un tasso del +6.3% nel 2021, superiore alla crescita media dell’Eurozona del +5.2%. Per gli anni successivi, ci si attende una crescita comunque sostenuta e superiore ai ritmi pre-crisi e alla media dell’Eurozona.


L’economia italiana: tra luci…

L’ottimo risultato del 2021 deriva dalla crescita sostenuta che ha caratterizzato il secondo e il terzo trimestre del 2021. La campagna vaccinale e le politiche economiche messe in atto dal Governo si sono rivelate strumenti efficaci nel sostenere la ripresa, permettendo al nostro Paese di recuperare gran parte del terreno perduto nel 2020.

La manifattura italiana gode di buona salute e la produzione industriale si è ripresa (+11% nel 2021) più rapidamente che negli altri maggiori paesi europei, recuperando i livelli pre-crisi. In particolare, il settore dei mezzi di trasporto traina questa dinamica positiva, anche grazie ad una composizione favorevole della produzione (parti, accessori e ricambi) e al suo posizionamento di gamma. Un ruolo fondamentale è giocato anche dall’export, dall’industria alimentare e, soprattutto, dalla filiera delle costruzioni.

Anche le finanze pubbliche, nonostante l’allargamento del deficit causato dall’emergenza pandemica, probabilmente chiuderanno l’anno meglio di quanto preventivato: maggiori entrate e spese meno dinamiche determineranno un fabbisogno inferiore a quello previsto. Anche grazie a queste dinamiche, è stato possibile impostare la Legge di Bilancio 2022-2024 in chiave particolarmente espansiva e avviare un profondo processo di riforme (riforma fiscale, riforma degli ammortizzatori sociali, riforme collegate al PNRR).

…e ombre

La ripresa economica, tuttavia, ha perso slancio durante l’estate. Il rallentamento del ciclo osservato nei mesi estivi e la sua successiva stabilizzazione trova conferma negli indici mensili della produzione industriale, nonostante un leggero cambio di tendenza osservato nel mese di novembre.


Quali prospettive? Alcuni fattori critici da monitorare

L’andamento della pandemia
La veloce diffusione della variante Omicron è associata ad una crescente incertezza sui mercati e rappresenta un potenziale ostacolo alla ripresa economica.

L’inflazione
In Italia, come in Europa, la recente crescita dell’inflazione è ascrivibile in parte al rialzo dei prezzi dell’energia e in parte alle difficoltà dell’offerta a soddisfare il picco di domanda post-lockdown (inflazione da costi). Sebbene ci si attenda una dinamica dei prezzi in crescita nel medio periodo (inflazione al +1,8% nel 2021, +2,1% nel 2022), si prevede che il fenomeno possa in seguito riassorbirsi almeno parzialmente (+1.6% nel 2024). Infatti, l’allentarsi delle rigidità nelle catene di fornitura e lo stabilizzarsi dei prezzi delle materie prime e dell’energia potrebbero evitare un trasferimento completo sui consumatori finali dei maggiori costi affrontati dalle imprese in questo periodo.

La destinazione dei risparmi
Negli ultimi due anni la propensione al risparmio dei consumatori è cresciuta notevolmente. Nonostante il perdurare di un clima di incertezza non renda plausibile un rapido decumulo dei risparmi effettuati, un aumento dei consumi potrebbe giocare un ruolo fondamentale nel sostenere la ripresa.

La politica monetaria
Le banche centrali sembrano non aver visto arrivare l’inflazione e, dopo aver rivisto le proprie stime, si stanno ora avviando verso una normalizzazione delle politiche monetarie. In particolare, ci si attende che la Banca Centrale Europea (BCE), dopo aver terminato gli acquisti emergenziali di titoli di stato nel marzo del 2022, possa iniziare un graduale rialzo dei tassi a partire da metà 2023. La politica monetaria dell’Eurozona, comunque, rimarrà espansiva ancora a lungo. La difficoltà intrinseca delle banche centrali nel far fronte a shock di offerta come quello attuale pone qualche interrogativo circa le capacità di tenere sotto controllo l’inflazione.

Una leva strategica per il rilancio del Paese: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza

Le risorse
Il totale delle risorse stanziate dal PNRR ammonta a 235.1 miliardi di euro (di cui 122 miliardi di euro in prestiti e comprensivo dei 13 miliardi della linea React-EU), suddivisi in sei missioni, sull’orizzonte temporale 2021-2026. Le risorse saranno allocate tra diverse tipologie di spese, come investimenti pubblici (infrastrutturali, tecnologici, green), incentivi/crediti di imposta alle imprese, assunzione di personale, trasferimenti alle famiglie.

Rischi di implementazione
Le risorse europee del PNRR sono condizionate al raggiungimento di obiettivi ben precisi in termini di programmazione, spesa e rendicontazione. Inoltre, i tempi previsti per gli adempimenti sono piuttosto stringenti. Questi aspetti rendono l’effettiva implementazione del Piano un obiettivo particolarmente sfidante per gli attori coinvolti, pubblici e privati. Ad oggi, gli obiettivi del 2021 sono stati pressoché completamente raggiunti e questo permetterà di sbloccare ulteriori 24.1 miliardi di euro, da sommarsi ai primi 24.9 miliardi di euro di pre-finanziamento ricevuti ad agosto.

Il possibile impatto sull’economia
Le risorse mobilitate dal PNRR sono sicuramente ingenti, così come il suo potenziale impatto sulla crescita economica. Pur adottando un approccio cautelativo, Prometeia stima un impatto medio sul PIL di +0.4 punti percentuali all’anno sull’orizzonte 2021-2024.

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