Pil Italia -9,2% nel 2020 secondo REF Ricerche

Congiuntura REF luglio 2020

In sintesi

Il quadro italiano

Le ultime previsioni di REF Ricerche stimano un -9,2% per il PIL italiano nel 2020, una riduzione di rilievo ma meno pronunciata rispetto alle valutazioni espresse recentemente dai maggiori organismi internazionali.
Nel dettaglio delle componenti:

nel lockdown crollano i consumi: -7,3% la spesa delle famiglie nel 2020. Si osservano per il mese di maggio segnali di recupero tanto dagli indicatori delle vendite al dettaglio, quanto dalle immatricolazioni di autovetture. Tuttavia, la spesa delle famiglie potrebbe non ritornare sui livelli pre-crisi in tempi rapidi.

paralisi degli investimenti: -16,3% gli investimenti fissi lordi nel 2020. I forti problemi di liquidità e stock elevati di prodotti finiti invenduti non fanno anche accentuare la paralisi degli investimenti. Secondo Ref, “la crisi del Covid-19 porterà gli investimenti produttivi in Italia su livelli bassissimi e che anche il recupero dei prossimi due anni sarà insufficiente, dati i vincoli produttivi che influenzeranno le decisioni di investimento delle imprese”.

crollano import ed export seguendo le restrizioni agli scambi: -10,6% le importazioni e -11,6% le esportazioni nel 2020. La situazione degli scambi con l’estero resta incerta e dipenderà dall’evoluzione dell’epidemia nei diversi paesi. È possibile che “le imprese industriali di molti paesi si ritrovino nella necessità di ricostituire il magazzino di prodotti semilavorati, portando quindi a una accelerazione della domanda di prodotti intermedi nei prossimi mesi”.

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Secondo le ipotesi di Ref, se non ci sarà una seconda ondata del Covid-19 in autunno, la ripresa del 2021-22 (+5,4% e +2,4% rispettivamente) sarà vivace, ma non ancora sufficiente per recuperare i livelli produttivi del 2019.

In questo contesto, è fondamentale la capacità di creare le condizioni per una fase di sviluppo dell’economia italiana, anche alla luce dell’ulteriore aumento del debito pubblico.

Lo spettro dei conti pubblici: serve la crescita per consentire una stabilizzazione del debito senza eccessive correzioni

La sostenibilità del debito pubblico (il cui rapporto con il PIL è cresciuto al 155,7%, secondo le stime del Def di aprile) è diventata ancora più cruciale e necessita da una parte di tassi d’interesse bassi e dall’altra di tassi di crescita ben più vivaci rispetto agli standard italiani.

Secondo le ipotesi formulate da Ref, in uno scenario di tassi “favorevole”, sono necessari tassi di crescita particolarmente elevati per consentire una stabilizzazione del debito senza dover attuare pesanti correzioni di bilancio (che avrebbero ripercussioni sulla crescita). Infatti, per ottenere una riduzione di 3 punti del rapporto debito/PIL all’anno (che resta comunque insufficiente a garantire il rispetto del patto di stabilità quando tornerà in vigore), sarebbe necessario un incremento del PIL nominale sopra il +3,5%.
Queste simulazioni servono a dimostrare come “il livello del debito pubblico italiano, che già partiva molto alto, raggiunge da quest’anno quote drammaticamente elevate che pongono grosse questioni sul percorso di rientro che il governo dovrà programmare nel medio periodo” e che “è quindi fondamentale puntare sulla crescita come chiave per garantire la sostenibilità del debito, con opportune politiche di riforma e stimolo”.

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