Dazi USA: cosa cambia per l'Europa e per l'Italia dopo il 2 aprile 2025

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Con l’ordine esecutivo del 2 aprile 2025, il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’introduzione di nuovi dazi sulle importazioni di beni provenienti da tutto il mondo. Le misure, come descritto in questa nota, si diversificano in base a prodotti e Paesi di provenienza.
Alla base del provvedimento c’è la volontà di ridurre il consistente deficit di bilancia commerciale di beni degli Stati Uniti verso il resto del mondo. Secondo i dati ufficiali United States Census Bureau, nel 2024 gli USA hanno esportato beni di valore complessivo pari a 2.065 miliardi di dollari, mentre hanno importato merci per un totale di 3.267 miliardi di dollari, per un deficit netto della bilancia commerciale riferita ai soli beni di 1.202 miliardi di dollari.
A livello di Paesi e aree economiche, il deficit maggiore è nei confronti di Cina (295 miliardi di dollari), Unione europea (236 miliardi), Messico (172 miliardi), Vietnam (123 miliardi). All’interno dell’Unione europea, i Paesi verso cui gli USA sono più esposti per saldo commerciale negativo risultano Irlanda (87 miliardi), Germania (85 miliardi), Italia (44 miliardi).

Le misure in sintesi

In estrema sintesi, le misure possono essere riassunte come segue:

  • Una tariffa ad-valorem addizionale (universale), pari al 10%, sarà applicata sulle importazioni di tutti i beni (salvo le eccezioni di cui sotto) provenienti da tutti Paesi, a partire dal 5 aprile; la tariffa salirà al 20% per l’Unione Europea a partire dal 9 aprile e a livelli superiori al 10% per altri 56 Paesi identificati nell’Annex I allegato all’ordine esecutivo
  • Le tariffe addizionali non si applicheranno su alcuni prodotti già oggetto di precedenti misure (acciaio e alluminio, automobili e componenti automotive) e su tutti prodotti identificati nell’Annex II allegato all’ordine esecutivo
  • Altre misure specifiche si applicheranno ai i beni provenienti da Canada, Messico e Cina.

I dazi reciproci

Le tariffe cosiddette “reciproche”, che si applicheranno all’UE e ai 56 Paesi di cui sopra, si avvicinano al 50% per alcuni Paesi africani e del Sud-est asiatico, e sono pari al 34% per la Cina. Nella tabella sottostante sono riportati, in ordine decrescente in base alla tariffa reciproca aggiuntiva, i primi 5 Paesi e alcune tra le economie più importanti a livello globale. Sono stati risparmiati da questa misura alcuni Paesi come Regno Unito e Australia, che saranno quindi soggetti alla tariffa universale aggiuntiva del 10%.
Senza entrare nel dettaglio del loro calcolo, le tariffe reciproche sono state decise in modo tale da risultare più elevate per i Paesi verso i quali gli USA hanno un deficit commerciale relativamente più ampio, di fatto indipendentemente dalle reali politiche tariffarie praticate in precedenza.

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I prodotti esentati dalle nuove misure

I prodotti esentati dalle tariffe addizionali dell’ordine esecutivo del 2 aprile possono essere raggruppati nelle seguenti categorie:

  • Prodotti e derivati di acciaio e alluminio, che restano soggetti alle tariffe addizionali del 25% attive dal 12 marzo 2025 (i riferimenti specifici ai prodotti e ai relativi codici doganali coinvolti sono disponibili a questo link per l’acciaio e a questo link per l’alluminio)
  • Automobili, che sono soggette dal 3 aprile a tariffe (non addizionali) del 25%, e componenti automotive, che saranno soggette entro il 3 maggio a tariffe (non addizionali) del 25% (i riferimenti specifici ai prodotti e ai relativi codici doganali coinvolti sono disponibili a questo link)
  • Tutti i prodotti elencati nell’Annex II, che comprendono anche rame, prodotti farmaceutici, semiconduttori, legname, alcuni minerali critici e prodotti energetici

Nel complesso si tratta di circa un terzo di tutti i prodotti importati dagli USA. L’ordine esecutivo precisa, tuttavia, che per i prodotti presenti nell’Annex II non sono escluse future investigazioni, e conseguenti incrementi tariffari, secondo la Section 232 del Trade Expansion Act del 1962, che garantisce al presidente degli USA l’autorità di esaminare e imporre dazi sui prodotti che possono impattare la sicurezza nazionale (si tratta dello stesso procedimento che ha portato all’imposizione di tariffe su acciaio, alluminio e automotive da parte di Trump a inizio 2025).
In generale, tutte le tariffe ad-valorem previste dall’ordine esecutivo si applicheranno solamente sul “contenuto” non statunitense di ciascun prodotto, a condizione che il “contenuto” statunitense costituisca almeno il 20% del valore del bene. Per “contenuto” statunitense si intende il valore del prodotto che è attribuibile a componenti prodotti interamente o trasformati sostanzialmente negli USA.

Prime stime dell’’impatto tariffario medio sull’Unione europea

Nel complesso, considerando la struttura delle importazioni americane, Goldman Sachs ha stimato che i dazi per l’export europeo negli USA saliranno al 14,9% (incidenza media ponderata): all’1,4% del 2024 si sommano il 10,8% per tariffe reciproche, lo 0,6% per dazi su acciaio e alluminio e il 2,1% per dazi su auto e componenti. La stima tiene conto del fatto che, al momento, circa 1/3 dei prodotti importati dagli USA restano esentati dalle misure aggiuntive del 2 aprile.
Come anticipato nell’introduzione, queste tariffe andranno a colpire 236 miliardi di euro di surplus commerciale per l’UE, di cui una quota importante è costituita dall’Italia con 44 miliardi di euro. Questo dato la posiziona al secondo posto tra le quattro grandi economie europee, seconda solo alla Germania, rivelando dunque una significativa esposizione del nostro Paese.

L’esposizione di Italia e Lombardia

In Italia l’impatto delle tariffe sulla crescita, ancora tutto da valutare, si innesta su una situazione economica già complessa e affaticata, soprattutto nella manifattura. Infatti, pur appunto non ipotizzando ancora l’impatto effettivo dei dazi e, soprattutto, il loro innalzamento così elevato, le principali previsioni fatte nelle settimane scorse per il Pil italiano nel 2025 (che incorporavano ‘solo’ un elevato grado incertezza) erano già di crescita debole e al ribasso, sotto l’1%. La valutazione più ottimista, di BNP Paribas, vede spillover particolarmente positivi da parte del nuovo imponente piano di investimenti tedeschi e del piano ReArm Europe.

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In questo contesto, la Lombardia rappresenta la regione italiana più importante in termini di esportazioni verso gli USA, con 13,7 miliardi di euro nel 2024. Questo valore, se rapportato al totale delle esportazioni lombarde, è pari all’8,4%, una quota relativamente bassa rispetto ad altre regioni Italiane, rilevando però in questo solo il legame diretto tra gli Stati Uniti e la Lombardia che è, d’altra parte, caratterizzata da più ampie connessioni globali e da forti ricadute in termini di valore aggiunto generato internamente grazie alla domanda estera. Confrontando infine il valore dell’export sul Pil regionale a prezzi correnti nel 2023, il mercato di sbocco americano valeva il 2,9% per la Lombardia.

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